Su di me: #diciamolo

In genere questa pagina si chiama “about me” perché fa più cool.
Ma le parole hanno un peso, e scrivere biografia sarebbe stato troppo pesante.
In sostanza sono nato l’anno in cui la Lazio vinse il suo primo scudetto e questo, nel bene e nel male, ha condizionato tutto il seguito.
Mi fanno crescere nella borgata Fogaccia, cioè in un pezzo di periferia nord ovest di Roma nata da una lottizzazione abusiva voluta dal Conte da cui prende il nome la zona.
Abusivo fu chi lottizzò il fondo non chi tirò su quattro pareti di tufo e un lastrico solare per la propria famiglia. La differenza tra speculazione e stato di necessità è tutta qui.
I miei primi dieci anni mettono subito in chiaro che la strada sarà in salita.

La scuola calcio e la parrocchia mi ovattano da una Roma violenta e insaguinata dal piombo.
Mentre inizio a capire tutto ciò, scopro anche che la squadra che mio padre mi porta a vedere allo stadio, non giocherà mai contro la juve o l’inter. O quantomeno non prima di essere tornata in serie A.

Ben presto arrivano gli anni 80,con gli yuppies il pentapartito e le vacche grasse pronte ad essere spolpate fino all’osso.
Il nuovo boom impone ottimismo e nuovi orizzonti e così mi ritrovo a dieci anni a vivere tra venti case, divise da un fosso e una strada bianca con un cartello metallico che diceva “Palmarola”.
Un isola (rigorosamente abusiva) in pieno agro romano. Non proprio un villaggio bucolico ma un altro agglomerato urbano con il nulla intorno.
Forse non l’hanno mai chiamata Borgata per dargli un tono. Dopo tutto qui il fondo lo lottizzava una contessa mica uno qualunque. Ciò nonostante, le case sempre con quattro pareti di tufo e un solaio sono fatte.

E proprio dentro un garage di queste case inizio a frequentare la sezione del PCI fondata dagli edili abruzzesi e marchigiani della zona.
E mente mi lasciavo sedurre e affascinare da quel formidabile maestro di vita che era il PCI e la sua inimitabile organizzazione giovanile, la FGCI, fuori i paninari si mangiavano un’intera generazione, il drive in monopolizzava la tv commerciale e il pentapartito si beveva Milano (Roma e l’Italia).
Valori, passione, studio, impegno. Ma anche delusione nel vedere crollare lentamente questa bellissima  comunità di militanti. Il lento declino della sinistra negli anni 80 va di pari passo a quello della mia Lazio, arrivata nel 1986 al capolinea di una lunga agonia iniziata dopo lo scudetto: gli spareggi della serie C.
Ma il capolinea altro non è che una nuova ripartenza.
Che arriva nell’89 con il ritorno in serie A, il crollo del muro di Berlino, e l’inizio del Liceo al Guido Castelnuovo.
Divento rappresentante degli studenti, fondando il Movimento dei Collettivi Romani protagonista della stagione di lotte e mobilitazione dei movimenti studenteschi primi anni novanta, post Pantera.

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Ascolta in Audio il discorso dal sito di Radio Radicale

Nel 1994 la prima campagna elettorale totalizzante per Rutelli Sindaco di Roma. Prima volta di un Sindaco eletto direttamente dai cittadini a doppio turno. Prima volta di un ex missino ad un passo dalla vittoria.
Battaglia campale colpo su colpo. Durante l’occupazione alcuni camerati improvvisano un raid nel quale parte un colpo di pistola (poi scoperta ad aria compressa).
Mi chiamano a testimoniare l’episodio durante l’iniziativa di chiusura al PalaEur con un intervento, di cui ricordo solo le farfalle nello stomaco per lo spettacolo di bandiere rosse che coprivano gli spalti del palazzetto dello sport.
Mi iscrivo a Lettere e Filosofia alla Sapienza e contestualmente entro nell’esecutivo della Federazione Romana della Sinistra Giovanile come responsabile dell’organizzazione.
Tre anni passati tra feste dell’Unità a Caracalla, dibattiti, incontri, segreterie, riunioni interminabili e iniziative nei circoli di tutta la città che giro in lungo e largo con una Ford Fiesta che diventa la macchina della Federazione.
Il desiderio di impegnarmi per il mio territorio e l’età che impone un cambio generazionale nell’organizzazione giovanile, mi portano nel 1998 alla guida dei DS del circolo di Ottavia Palmarola. C’è da riconquistare la Circoscrizione 19, rinnovare la sezione e fare una scommessa al buio: organizzare la prima Festa dell’Unità ad Ottavia.
Obiettivo che abbiamo raggiunto con un gruppo fantastico di giovani compagni e compagne. Su tutti, il meno giovane, il grande Rino De Vito, capogruppo circoscrizionale in quegli anni, che contribuisce in modo determinante alla riuscita dell’evento, coinvolgendo tutte le famiglie abruzzesi di Ottavia con una cena che diventa l’evento clou della Festa. La serata della pecora bollita all’abbruzzese.

Con il nuovo millennio arrivano altre sfide e nuovi obiettivi
La Lazio vince il secondo scudetto (il primo per me), l’anno dopo mi eleggono segretario dei DS del XIX Municipio e sei mesi dopo inizio un’importante e delicato lavoro, a cui tanto devo per l’esperienza che mi ha fatto maturare.
Devo fare una scelta. Gestisco l’adesione dei DS ai Social Forum cittadino e mi dimetto. Il tempo è l’unica merce non in vendita.
Ma la politica è una passione totalizzante, non puoi decidere di metterla da parte se la senti  dentro.
Come racconta Ingrao, faccio politica “perché voglio la luna”.
E a trentatrè anni non si può morire dentro. O forse si. <pare sia l’età migliore per resuscitare>.
Entrai nella segreteria particolare di Giovanni Carapella, ex Presidente dell’Unione Borgate quando fu eletto nel consiglio regionale del Lazio, che mi consentì di rimettere in pista quella progettualità politica dei primi tempi.

Poi fu la volta del congresso di fondazione del Partito Democratico (e di scioglimento dei DS).

Coordinai la mozione Marino nella campagna delle primarie che vide Ileana Argentin candidata alla segreteria  regionale e ne nasce oltre ad un solido rapporto politico un’amicizia speciale e unica

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Diventato segretario del circolo del PD di Quartaccio Torresina fino alle primarie municipali del 2013, che vedono la netta affermazione, oltre che di un amico e compagno, del più giovane Presidente di Municipio Valerio Barletta.
Il ricordo di quella sfida la porto ancora con me. E’ stata l’esperienza più alta e più bella di questi ultimi anni di attività politica.
Le elezioni municipali di giugno 2013 vedono la schiacciante affermazione del centrosinistra, con Marino Sindaco di Roma, Barletta Presidente del Municipio XIV e la mia elezione a consigliere municipale del PD.
Il 15 luglio 2013 vengo nominato assessore ai Lavori Pubblici e agli strumenti attuativi del PRG del XIV Municipio (carica ricoperta fino a giugno 2016).

Governare il Municipio dove sono cresciuto e dove vivo, dove c’erano le borgate e dove ora, un passo alla volta, inizia a crescere una realtà urbanizzata è stat l'esperienza più bella e totalizzante di sempre.

Le dimissioni di Marino nel 2015 cambiano completamente lo scenario politico capitolino.

Le elezioni di giugno 2016, vedono una debacle del centrosinistra e l'affermazione plebiscitaria del M5S.

Unico risultato positivo la mia rielezione a consigliere municipale come primo degli eletti e come consigliere più votato di tutto il Municipio XIV.

Attualmente ricopro la carica di vicepresidente della commissione Lavori Pubblici e Urbanistica e di vicecapogruppo PD.

Sono membro e Vicepresidente della Commissione Lavori Pubblici e Urbanistica, della Commissione Scuola Cultura e Sport, della Commissione Mobilità Parchi e Ambiente e della Commissione Speciale Trasparenza e Controllo nonchè della Commissione Partecipazione.

Infine dal gennaio 2017 inizio una nuova esperienza nel gruppo consiliare regionale del PD al fianco del capogruppo PD in Regione Lazio Massimiliano Valeriani dove mi sono occupato in particolare di seguire l'iter della nuova legge regionale sulla "Rigenerazione Urbana".

L’energia per affrontare le sfide che la politica mi pone di fronte, me la danno l’amore per la mia città (si può governare Roma solo se la si ama diceva Luigi Petroselli) e una speranza.

La speranza di riuscire a trasferire la bellezza dell’impegno politico alla persona più importante della mia vita, mia figlia Bianca.

Affinché possa anche lei un giorno contribuire a costruire un pezzo di società più bella e più giusta di quella che abbiamo trovato.

Senza dimenticare però, che quel tanto o quel poco che riesco a fare è grazie al mio angelo custode che mi sopporta e mi supporta nonostante tutto. Mia moglie Annalisa.

Noi siamo convinti che il mondo,
anche questo terribile, intricato mondo di oggi,
può essere conosciuto, interpretato, trasformato,
e messo al servizio dell'uomo,
del suo benessere, della sua felicità.
La lotta per questo obiettivo
è una prova che può riempire degnamente una vita.
Enrico Berlinguer

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